Il Gioco: Francesco Castiglione e Valeria Zazzaretta ci regalano un’ora di emozioni altalentanti

di Patrizia Simonetti

Siamo andati a vedere Il Gioco, lo spettacolo teatrale lanciato in anteprima al Festival di Spello che questo week end ha debuttato al Teatro lo Spazio di Roma. Protagonisti assoluti Francesco Castiglione e Valeria Zazzaretta che in un’ora, a piedi scalzi e in continuo, frenetico movimento, danno il meglio di sé nel trasformare in parole viste e ascoltate, quelle scritte da Davis Tagliaferro nel 2013 nel libro omonimo (Edizioni Progetto Cultura) vincitore di più premi, ma ad oggi mai portato in scena con la regia di Fabio di Gesto.

La scena si apre su un uomo in affanno, stanco, agitato, che si sta rivestendo. Alle sue spalle appare una donna avvolta da una leggera vestaglia corta e sensuale, avvolge su sè stesso un lenzuolo bianco con il quale benda l’uomo e insieme cominciano un gioco all’apparenza innocente, una mosca cieca dove lui deve trovare e toccare lei, sfuggente e ingannevole. Ma è soltanto l’inizio.

Francesco Castiglione e Valeria Zazzaretta danno vita a Paul e Normann, un uomo e una donna che stanno insieme da tanto tempo, il loro è un rapporto consumato e ormai privo di stimoli. Soltanto il Gioco può salvarli, ed è lei che inventa e crea, improvvisando sul momento ruoli e situazioni. Lui la segue, inizialmente quasi con entusiasmo, poi faticosamente compiacente. Via via che vanno avanti, quel gioco si fa sempre più crudele e perverso, cresce in modo esponenziale e senza alcun controllo il tentativo di entrare prepotentemente l’uno nell’altra, di legarsi, di fondersi, anche a costo di annientarsi, in un solo essere che li conserverà uniti per sempre.

La suora e il peccatore, la psicologa e il paziente, e poi altri ancora, parlano tra loro e di loro stessi, rivelandosi, confessandosi, esponendosi all’altro come forse non avevano mai fatto prima, mostrandosi in tutto il loro essere imperfetto e impuro. Non c’è più modo di fermarsi e i due attori li seguono quei due personaggi senza speranza, attenti a non staccarsene neanche per un secondo, a non abbandonarli, a non uscire dalle loro menti e dai loro corpi anche quando il gioco si fa via via più pericoloso e doloroso.

Il lenzuolo bianco alzato a sipario si fa letto e poi casa, e con un gioco di luci e ombre, le stesse di cui è fatta la loro storia, Paul e Normann si scambiano tra loro: in questo gioco che volge al termine, lei diventa lui e lui si trasforma in lei, scambiandosi ciò che indossano, fuori e dentro di loro, ricordando quando erano normali e felici provano ancora a comprendersi e riavvicinarsi. Ma nulla può contro la fine di un amore e una relazione ormai lacerata, allora non resta che la consapevolezza che tutto quel dolore e quel distruggersi sono stati inutile. E che lasciarsi è l’unico modo di salvarsi, magari in abito da sposa e con uno scambio di fedi al contrario.

Un’ora carica di sentimenti e di un crescendo di emozioni tra due persone che si amano ma hanno dimenticato come farlo, un’interpretazione intensa e coraggiosa quella di Valeria Zazzaretta e Francesco Castiglione, affiatati tra di loro e incollati ai loro alter ego che per tutto il tempo dello spettacolo prendono il sopravvento, non senza una partecipata ed evidente sofferenza non facile da rendere e controllare, ma che i due artisti di scrollano di dosso in un attimo prendendosi, meritatamente, gli applausi del pubblico dopo un gran finale che è triste, ma che guarda alla vita.