Dalla musica al cinema: la rivoluzione dello streaming online

di Redazione

Negli ultimi vent’anni, il modo di fruire contenuti audiovisivi ha subito una trasformazione radicale. Il progresso tecnologico e la diffusione capillare di internet ad alta velocità hanno reso possibile ciò che fino a qualche decennio fa sarebbe sembrato impensabile: accedere a film, serie tv, musica e persino eventi in diretta in streaming, direttamente da casa, senza dover possedere fisicamente alcun supporto. Il concetto stesso di proprietà è stato in parte superato, sostituito da quello di accesso illimitato tramite abbonamenti mensili.

La nascita delle piattaforme di streaming ha rivoluzionato non solo l’intrattenimento domestico, ma anche le abitudini sociali. L’epoca dei palinsesti televisivi rigidi e delle uscite settimanali dei nuovi album musicali è stata soppiantata dall’on-demand, dove è lo spettatore a decidere tempi e modi di fruizione. Tale rivoluzione ha avuto effetti tangibili sull’industria musicale, cinematografica e televisiva, ma anche su settori collaterali come il gaming e l’informazione.

L’ascesa delle piattaforme come Netflix, Amazon Prime Video, Disney+ e Spotify ha favorito la nascita di nuovi modelli di business e ha imposto agli attori tradizionali del settore un rapido adattamento. Case discografiche, emittenti televisive e produttori cinematografici si sono trovati a ripensare radicalmente la distribuzione dei loro contenuti, abbandonando progressivamente la vendita di copie fisiche e puntando su servizi di sottoscrizione e distribuzione digitale.

Questa trasformazione ha portato benefici evidenti per i consumatori, tra cui la possibilità di accedere a un catalogo sconfinato di contenuti a prezzi accessibili. Tuttavia, non sono mancate criticità, come la frammentazione dell’offerta, che spesso costringe l’utente a sottoscrivere più abbonamenti per poter accedere a tutti i contenuti desiderati. Inoltre, la questione della qualità e della sostenibilità economica della produzione artistica nell’era dello streaming è ancora oggetto di dibattito.

La musica in streaming: l’addio ai CD e il trionfo delle piattaforme

Il settore musicale è stato uno dei primi a essere investito dall’onda dello streaming. Già nei primi anni Duemila, la diffusione di internet e la possibilità di scaricare brani illegalmente avevano messo in crisi l’industria discografica, riducendo drasticamente le vendite di CD. Per rispondere a questa minaccia, le aziende del settore hanno iniziato a esplorare nuovi modelli di distribuzione.

Spotify, lanciata nel 2008, ha segnato un punto di svolta. La piattaforma ha offerto un’alternativa legale e conveniente alla pirateria, permettendo di ascoltare milioni di brani in cambio di un abbonamento mensile o con l’inserimento di pubblicità. Questo modello ha rapidamente guadagnato popolarità, spingendo altri attori ad entrare nel mercato, come Apple Music, Amazon Music e YouTube Music.

L’ascolto in streaming ha modificato anche il modo di concepire la musica: la centralità dell’album è stata spesso sostituita da playlist personalizzate e algoritmi di raccomandazione, che orientano le scelte degli ascoltatori. Gli artisti, da parte loro, hanno dovuto adattarsi a un sistema in cui i ricavi derivano principalmente dal numero di ascolti e non più dalla vendita di dischi.

Il cinema e le serie TV: dalla sala alla piattaforma

Il cinema ha vissuto una trasformazione più lenta rispetto alla musica, ma altrettanto significativa. Se per lungo tempo la visione di film era legata alla sala cinematografica e successivamente all’home video, l’avvento delle piattaforme di streaming ha modificato radicalmente questo scenario. Netflix, nata inizialmente come servizio di noleggio DVD per corrispondenza, ha dato il via a una rivoluzione lanciando il proprio servizio di streaming nel 2007.

Da allora, la competizione si è fatta serrata, con l’ingresso di colossi come Amazon Prime Video, Disney+ e Apple TV+. Queste piattaforme non si limitano più a distribuire contenuti di terzi, ma investono nella produzione di film e serie originali, spesso con budget comparabili a quelli delle grandi produzioni cinematografiche.

L’abitudine di recarsi al cinema è stata parzialmente sostituita dalla comodità di guardare i film da casa, complice anche la pandemia di Covid-19 che ha accelerato questa tendenza. Tuttavia, il cinema tradizionale non è scomparso, ma si è trovato a dover ridefinire il proprio ruolo, puntando sempre più su esperienze immersive e proiezioni di qualità superiore per distinguersi dall’offerta domestica.

Lo streaming dal vivo: eventi, concerti e giochi in diretta

Oltre ai contenuti registrati, un altro fenomeno in crescita è quello dello streaming live. Concerti, eventi sportivi e trasmissioni di spettacoli teatrali vengono sempre più spesso trasmessi in diretta, permettendo al pubblico di assistervi anche da remoto. Questo approccio ha ampliato l’audience di molti eventi e ha rappresentato una risorsa fondamentale durante i periodi di restrizioni sanitarie.

Anche il settore del gaming ha beneficiato delle possibilità offerte dallo streaming. Piattaforme come Twitch e YouTube hanno trasformato il videogioco in un’esperienza collettiva, dove milioni di utenti seguono in diretta le partite di giocatori professionisti o amatoriali. Inoltre, il mondo dei casino online ha trovato nuove opportunità grazie alla trasmissione di giochi dal vivo. I nuovi siti di casino online su Casinos.com offrono ad esempio la possibilità di partecipare a tavoli di roulette, blackjack e poker in diretta streaming, ricreando l’atmosfera di una vera sala da gioco pur restando comodamente a casa.

L’impatto culturale e sociale dello streaming

Il passaggio allo streaming non ha riguardato solo l’aspetto tecnologico, ma ha avuto implicazioni profonde sulla cultura e sui comportamenti sociali. La possibilità di accedere a contenuti provenienti da tutto il mondo ha favorito una maggiore contaminazione tra culture diverse, facendo conoscere generi musicali, cinematografici e televisivi che in passato sarebbero rimasti confinati a mercati locali.

Al tempo stesso, la logica dell’algoritmo, che propone contenuti sulla base delle preferenze individuali, rischia di creare delle “bolle” culturali, in cui l’utente viene esposto solo a ciò che già conosce e apprezza, limitando la scoperta di nuove prospettive.

La cosiddetta “binge-watching culture”, ovvero la tendenza a guardare intere stagioni di serie TV in un’unica sessione, ha inoltre modificato il rapporto con il tempo libero e l’intrattenimento, rendendo sempre più sfumato il confine tra consumo occasionale e dipendenza.