Una rivisitazione che non tradisce troppo l’originale, ma con differenze e aggiunte che non passano inosservate. Potremo riassumere così la versione Netflix de Il Gattopardo, romanzo familiare a sfondo storico ambientato nella Sicilia dei moti del 1860, con Garibaldi, i Mille, l’Italia che si unisce e l’aristocrazia che rischia di perdere i suoi privilegi, scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nobile palermitano, che poi in fondo parlava del suo bisnonno quando scriveva di Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina, il Gattopardo, appunto.
Al via mercoledì 5 marzo, la serie si basa, com’è stato detto anche in conferenza stampa, più che altro sul libro, anche se liberamente. Il fatto è che però abbiamo tutti impressa nella nostra memoria collettiva la versione cinematografica che Luchino Visconti ne fece nel 1963, con le sue scene iconiche e soprattutto con quelle facce che per sempre incollò su quei personaggi, quelle di Burt Lancaster, Alain Delon, Claudia Cardinale e Lucilla Morlacchi. E se arrivati a Lucilla Morlacchi avete esclamato “ah già, era lei Concetta”, siete giustificati.
Nel film, infatti, come anche nel libro, la figlia di Don Fabrizio non ha la grande parte che invece ha nella serie, dove è di certo più decisa e battagliera: tiene testa al padre in disquisizioni sociali e politiche, si intromette nella sua vita privata, e si incavola di brutto quando il genitore decide di dare in sposa a Tancredi la bella Angelica, visto che lei ne era innamorata da sempre.
E se il suo personaggio svanisce un po’ tra le pagine per ricomparire verso la fine, anziana e sola, ad incontrarsi ancora con la coetanea e arzilla Angelica e a fare i conti con sé stessa, probabilmente unica responsabile della sua solitudine e infelicità, qui la vediamo praticamente in ogni scena, anche quelle che non arrivano dalle pagine di Giuseppe Tomasi, come il suo rinchiudersi in convento con il padre che cerca in tutti i modi di riportarla a casa, o la sua disperazione urlata nel chiedergli di impedire quel matrimonio, o i suoi incontri con Mariannina (Roberta Procida), l’amante del padre, un po’ per rimproverarla e offenderla, un po’, forse, anche per capire come sarebbe potuta essere la sua vita con un po’ della sua libertà e spregiudicatezza.
Nel libro non ci sono neanche i semi pentimenti di Tancredi per aver sposato la donna giusta e non quella davvero amata, né i suoi tentativi, da sposato, di sedurre Concetta, ma solo una sorta di confessione postuma e per terza persona. Quindi, quando tra qualche tempo si citeranno i protagonisti della serie, Benedetta Porcaroli, peraltro bravissima in questo ruolo, non rischierà minimamente l’oblio. Al pari, ovviamente, di Kim Rossi Stuart chiamato a dar vita al Principe, e di Saul Nanni e Deva Cassel che sul set hanno trovato pure l’amore, in quelli di Tancredi e Angelica. Anche se non possiamo fare a meno di pensare ad Alain Delon e a Claudia Cardinale.
Diretta da Tom Shankland, Giuseppe Capotondi e Laura Luchetti, la serie su Il Gattopardo è dunque un classico che sa un po’ di nuovo, che vanta un cast azzeccato e un’ottima ricostruzione storica nelle scenografie. Nel cast, tra gli altri, anche Astrid Meloni che è Stella, moglie pia e remissiva di Don Fabrizio, Paolo Calabresi che è Padre Pirrone, Francesco Colella che è Calogero Sedara, padre di Angelica, Francesco Di Leva che è Russo, Alessandro Sperduti che è Bombello, Anna Ferruzzo che è la madre superiore del convento, Ludovica Nasti che è invece la madre di Angelica da ragazza, Gaetano Bruno che è Leonforte. Il nostro videoincontro con Kim Rossi Stuart, Benedetta Porcaroli, Deva Cassel e Saul Nanni si è svolto nella sala dell’Hotel Plaza a Roma dove è stata girata la scena del ballo, anch’essa con una variazione: qui si svolge quando Tancredi e Angelica sono già sposati:
Le Foto sono di Angelo Costanzo