Rome Wine Expo: un viaggio di gusto, aroma, storia e legami tra i vini della Capitale e del Lazio (Gallery)

di Patrizia Simonetti

Siamo stati al Rome Wine Expo, l’evento che, per tre giorni, ha celebrato i grandi vini della Capitale, dei suoi Castelli e dei territori del Lazio, raccontandone la storia tra ricordi e aneddoti, incontri a masterclass. Ad essi il Grand Hotel Palatino, sul colle omonimo nel cuore di Roma, a due passi dal Colosseo, ha dedicato la sala Hall del Piano terra, lasciando però spazio anche ad altri vini italiani al secondo piano interrato.

Qui abbiamo degustato volentieri il pugliese I tre Volti bianco di Leonardo Pallotta con la sua etichetta artistica, così come quella dei vini Donna Clelia nata da una fotografia scattata dal signor Pallotta a sua moglie, come ci ha raccontato lui stesso. Perchè spesso, anzi quasi sempre, nel vino finisce anche l’amore per le persone e la famiglia. Così come abbiamo gustato con piacere l’abruzzese Rosè Brut Terre D’Erce, il Pecorino marchigiano Terre D’Arengo, anch’esso con bellissime etichette fantasiose create dallo stesso produttore ispirato dalle greggi della sua terra, e anche il vino dolce spagnolo Macabelius della Catalogna superospite di Rome Wine Expo.

Poi, tornati alla hall della Rome Wine Expo, abbiamo apprezzato il Rosso Roma Doc prima di passare alla Masterclass prescelta nella Sala Tevere del piano -1: Il versante sud del grande vulcano laziale, con degustazione di quattro batterie di vini, in abbinamento a piccole creazioni di gastronomia. Protagonista una realtà molto interessante che lega i produttori del Sud dei Castelli romani, in particolare quelli delle microzone vulcaniche: la rete Vip, e cioè Vino Innovazione e Pane. La presidente Nina Farrel ci ha spiegato i criteri che la sorreggono, quelli della sinergia tra vini e territorio e tra tutte le aziende del gruppo.

I curatori della Masterclass Saula Giusto e Giuseppe Garozzo Zannini Quirini, noto come l’Aristocratico del gusto, ci hanno guidato nei vari assaggi raccontandoci un po’ la storia di questi territori, sin dalle varie fasi effusive del grande vulcano laziale originario e la creazione di strati di tufo e pozzolana rossa e nera, ricchi di minerali come il potassio e il magnesio che ritroviamo nel vino. Parlandoci poi delle sfumature di gusto, dovute alla differenza tra un vitigno e l’altro che diventano unici nel trasferire sapori e aromi nel bicchiere grazie al rapporto naturale di ognuno con il microclima e il suolo in cui è coltivato, che poi è ciò che definisce l’unicità del vino. Fino all’importanza del vino come parte integrante della dieta dell’uomo di quei tempi, senza alcuna distinzione sociale.

Ed eccoci poi ad assaporare, da loro guidati, lo Spumante Extra Brut Rosè delle Cantine Silvestri di Lanuvio, Pinot noir in purezza con note di bacche rosse e sottobosco; il Bianco Biologico Jacobini 2022 dell’Azienda Agricola Bio Carafa Jacobini di Genzano e Ariccia, annata 2022, Trebbiano ecologico non aromatico  dalla spiccata mineralità; il Vermentino 2023 di Monte Due Torri, azienda fondata negli anni cinquanta a Genzano, profumo fresco e floreale quasi da crema idratante; e il Pecorino 2024 dei Fratelli Ceracchi Avvio 2023 della Cantina Il Bottino di Velletri, con la novità dello Chardonay e della Falanghina e un’acidità controllata a fronte di un tasso alcolico maggiore. Buonissime anche le nuvole croccanti di riso nero con mousse di topinambour del lago di Nemi al timo arancio e mandarino con petali di calendula e i bocconcini di cicoria in pastella e sesamo in abbinamento gastronomico.

Per la seconda Batteria di assaggio siamo partiti dalla Malvasia Puntinata 2024 della Cantina Costantini di Marino, semiaromatica tra ginestra e tiglio, di un giallo intenso. Abbiamo continuato con il Doc Velletri Bianco Superiore Cellogrifone 2022 de Le Quattro Vasche, eletto subito il nostro preferito: profumo di glicine e biancospino, gusto inebriante, 70% Malvasia, 30% Trebbiano. E con il Rosato 2024 del Casale Cinque Scudi di Aprilia, 85% Merlot, 15% Syrah, macerato a freddo e prodotto con la tecnica del salasso. Per chiudere con il Rosato Diana 2023 della Tenuta Iacoangeli di Genzano, fruttato, aroma di alloro, corposo. In abbinamento gastronomico, saporite palline di formaggio di pecora a km 0 e pepe rosa, e plumcake salato fatto con pere e noci.

Rossa la terza batteria di degustazione della Masterclass Il versante sud del grande vulcano laziale della Rome Wine Expo, con il Cesanese Arcana 2023 (Cesanese di Affile) di CantinAmena di Campoleone di Lanuvio, speziato, rosso rubino; il Cabernet in purezza Luna del Casale di Lanuvio, annata 2019, sapore intenso, profumo di mirtillo e spezie; il Rosso Emblema 2019 dell’Azienda agricola Giulio Pesoli di Ariccia, un Montepulciano tagliato con il Cabernet, note di frutti rossi e spezie; e con il Merlot Ars Magna 2019 Ômina Romana di Velletri, Merlot 100%, sanguigno, macerato per 12 giorni, note di spezie e cioccolata. Da vegetariana, ho evitato l’abbinamento gastronomico, che però mi hanno detto buono, con le polpette di feijoada brasiliana e la focaccia con pancetta, rosmarino e olive verdi.

E per chiudere, dulcis in fundo e, come sempre, in quanto dolce, mio superfavorito, l’unico vino della quarta e ultima batteria: il Passito di Malvasia 2022 di Marco Serra di Velletri, dolce ma non troppo in realtà, ma che carrezza palato e cuore. Ottimo anche l’abbinamento gastronomico con la squisita meringa croccante ai fiori di violetta con mousse di cioccolato bianco e pera, e gelatina di Violette di Nemi, e con le gradevoli focaccine di farina di frumento, semi di girasole, mais, lino, soia e farina integrale di segale con preziose gocce di cioccolato. La nostra Gallery: