Ultimi giorni per visitare la mostra Sguardi nell’anima, prima personale di Stefania Ceccariglia ospitata fino a lunedì 31 marzo nella galleria del ristorante Il Margutta, nel cuore di Roma. Le opere sono potenti riproduzioni su tela di fotografie in bianco e nero di persone che l’hanno colpita, compresa quella a Lenny Kravitz, alcune scattate proprio da lei. Come nel caso de Lo sguardo sospeso, che ritrae una giovane donna in cui l’artista si è imbattuta durante un suo viaggio in Africa: “questa donna era ferma, un po’ china, e osservava dei bambini giocare – ricorda Stefania – ma il suo sguardo era lontano come se il suo pensiero fosse altrove…”
La parte colorata a tinte forti dei suoi quadri è soprattutto quella dei volti dei suoi soggetti: “non amo rappresentare la pelle con il colore della pelle – ci rivela – ci posso andare vicino, ma non voglio avere il colore della pelle sulla pelle, perché non amo riprodurre la versione così com’è, ma rappresentarla in maniera diversa, anche e soprattutto nella pelle. Poi c’è la parte del contrasto bianco e nero che uso spessissimo nei miei quadri, mi piace fare esperimenti”.
Contrasti è indubbiamente la parola chiave dell’arte di Stefania Ceccariglia, qualcosa che le appartiene nel profondo, che fa parte di lei e che fatica a tirar fuori, ma con tela, pennello e creatività, è capace di fane una sorta di liberazione: “quelli dei miei quasdi sono tutti contrasti che sento dentro – ci confida – è difficile che io vada a a dipingere in un stato di serenità. O sto molto bene o sto molto male, e questo mio stato interiore lo dipingo in maniera ancora più marcata e decisa”.
E ancora contrasti, quelli tra i ritratti e l’ambiente, tra fiori, erba e natura, puntando sempre sui particolari e sulle sue sensazioni, stavolta più serene, quasi cercate: “sulla natura vado invece più rilassata, la natura mi rappresenta, è come se fosse il mio angolo sicuro di serenità. Quando quando voglio stare in pace con me stessa, vado quindi su soggerti naturali”.
Soggetti che a volte sembrano prendere vita con l’aggiunta sulla tela e sul colore di tracce di stucco su alcuni particolari, come una lacrima, che li rende a tratti tridimensionali, e anche con con grandi fiori applicati sul dipinto che escono dal quadro e che regalano un senso di grande gioia, di respiro ampio e di spazio infinito. Fino all’appliazione di piccoli oggetti squali nastrini o bottoni.
Quella della galleria del Margutta sembra essere la location perfetta per la prima personale di Stefania Ceccariglia, nonstante le sue opere escano direttamente dal suo profondo ed è un po’ come mostrarsi a persone sconosciute: “la sensazione è che mi stiano guardando dentro, nel mio intimo. Quando dipingo sono sempre da sola, non voglio persone vicino a me, sono solitaria in quei momenti. Ma il fatto di sapere che le mie opere diventano pubbliche, e quindi osservate, peraltro in un clima di serenità o in un momento familiare come quello di una cena qui al Margutta, è come scoprire una parte di me stessa, ed è una soddisfazione grande“.
L’esposizione è curata da Flaminia Gallo con la cocuratela e organizzazione di Tina Vannini.